Colombia, tra la terra, il fiume e il mare

Non è facile per me parlare di Colombia perché a differenza della mia amica blogger Diana La Globetotter che l’ha percorsa da nord a sud, da est a ovest, io ne ho visto solo un pezzettino. Il tempo non è stato sufficiente per visitare tutto l’immenso territorio colombiano, in realtà non è stato sufficiente nemmeno per visitarne la metà visto che la Colombia è grande quasi quattro volte l’Italia. Per questo mi sembra più appropriato parlare di “incontro con il paese” che di “viaggio nel paese”. Un incontro che ricordo ancora con un pizzico di nostalgia e tanta voglia di tornare a visitarlo.

Il giornalista colombiano Adolfito Florez Garcon mi ha dipinta come “la fotografa della gente”. Beh, non avevo mai pensato a me stessa come a una “fotografa della gente” ma credo che abbia ragione.

Perché quando sono in viaggio cerco sempre il contatto con la gente: mi piace conoscere la cultura di un popolo, ascoltare storie e racconti di vita, parlare con persone che condividono con me speranze e desideri, dolori e gioie, difficoltà e successi, nascite e morti.

E in Colombia è stato facile perché ho incontrato un sacco di gente: contadini, allevatori, musicisti, cantanti, collezionisti, operai, femministe, poetesse, donne orgogliose e coraggiose che lottano per la pace e l’integrazione, afro-colombiani e tantissimi bambini. Ho incontrato gente di città e gente della selva, gente del fiume e gente del mare. Ho incontrato molta più gente viaggiando in Colombia di quella incontrata viaggiando in altri paesi.

Ognuno con la sua storia ricca di musica, colori e amore. Amore per la natura e rispetto per la Pacha Mama, la Madre Terra, in tutte le sue manifestazioni. Qualcosa che noi abbiamo completamente dimenticato e forse perduto irrimediabilmente ma che per il popolo colombiano continua a essere un precetto divino.

Certo, non è tutto oro quel che luccica. Vicino a Buenaventura ci sono un sacco di favelas in cui la maggior parte della popolazione vive al limite della sopravvivenza, a volte in povertà assoluta, ed è molto pericoloso avventurarsi laggiù.

Sono stata nel Choco, dove le acque del fiume San Juan incontrano quelle dell’Oceano Pacifico e ho alloggiato a Burujón, un piccolo villaggio abitato dagli indigeni Wounaan. Lì ho vissuto la pioggia, costante e impetuosa, spaventosa a volte. Ed è stato lì, nel Choco, il dipartimento dove piove di più al mondo, che ho vissuto l’esperienza più significativa ed emozionante di tutto il mio viaggio. Un villaggio isolato da tutto la cui economia si basa sostanzialmente sull’agricoltura, la pesca, lo sfruttamento del legno e il commercio di artigianato realizzato dalle donne. Una vita semplicissima, uno stato di povertà che si traduce nella capacità di vivere e godere dell’essenziale, dal cibo all’abbigliamento alla casa. Più che povertà direi un’educazione elementare di ciò che è utile e piacevole

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